Il giro d’affari di Agricoltura 4.0 in Italia ha toccato quota 450 milioni di euro con una crescita del 22% su base annua.

Si tratta del complesso di tecnologie di ultima generazione, utilizzate anche per migliorare le rese e la sostenibilità delle coltivazioni, la qualità dei prodotti finali e le condizioni di lavoro. A tracciare uno spaccato sull’agricoltura 4.0 è l’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e dal Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell'Università degli Studi di Brescia. La ricerca ha censito oltre 415 soluzioni di agricoltura 4.0 offerte da 160 aziende in Italia (circa 100 in più rispetto allo scorso anno). Dall’analisi del mercato emerge il ruolo chiave svolto da attori già affermati nel settore come i fornitori di macchine e attrezzature agricole che generano l’86% dell’offerta. Ma va anche registrato un 14% costituito da soluzioni proposte da attori emergenti (in buona parte startup) che propongono sistemi digitali innovativi e servizi di consulenza tecnologica e di raccolta e analisi dei dati. Il 39% delle soluzioni offerte sul mercato riguardano sistemi di monitoraggio e controllo di mezzi e attrezzature. Il 20% sono software gestionali aziendali, il 14% macchinari connessi, il 10% sistemi di monitoraggio da remoto di coltivazioni e terreni, il 9% sistemi di mappatura dei terreni. Passando, invece, alle scelte adottate dalle imprese, dall’analisi emerge che il 66% adotta software gestionali, a seguire i sistemi di mappatura di coltivazioni e terreni (40%), i sistemi di monitoraggio e controllo delle macchine agricole (39%). Un quota ancora minore riguarda i trattamenti in campo con i droni o il ricorso a robot per le attività (entrambi al 5%). Tra le filiere “più sensibili al 4.0” vitivinicolo, lattiero-caseario e cerealicolo.