"Fiero di essere quello dei peperoni". La storia di Pietro D'Elia tra i viaggi nel mondo e la terra di Teggiano

20/09/2018

PercorsoLavoro prevede anche approfondimenti dedicati alle attività imprenditoriali agricole e non avviate da giovani nel Vallo di Diano.

Iniziamo col raccontare la storia di Pietro D'Elia, 30enne di Teggiano. Dopo la laurea in Economia a Roma, il Master in gestione delle risorse energetiche a Milano e la laurea in inglese come specialistica, ha fatto parte dell'Accademia teatrale di Enrico Brignano, per poi lavorare come commerciale nella British American Tobacco, per il nordovest Europa e il Sud America. Poi la scelta di tornare in paese, a Teggiano e di mettere a disposizione dell'attività agricola esperienze e competenze maturate. Il tutto attraverso un approccio ed un operato innovativo. Nasce così 'I Segreti di Diano'. Abbiamo incontrato Pietro per saperne di più sulla sua decisione e sulla propria attività

- Com'è nato tutto?
Come tanti altri sono stato programmato dalla mia famiglia per abbandonare la provincia e farmi un futuro in città. Le esperienze vissute, tuttavia, mi hanno permesso di prendere una parte delle stesse e metterle a disposizione di un'occasione economica che mi regalasse una mia opportunità. Desideravo da sempre dar vita ad un'attività imprenditoriale

- Perché i peperoni? E perchè a Teggiano?
"Perché l'occasione c'era e c'è. In Economia ti dicono che un'area in cui nessuno vuole investire, probabilmente offre maggiori opportunità d'investimento. E così ho trovato l'occasione legata all'azienda agricola. In merito al peperone, si trattava di una coltura che nessuno faceva. Di produttori locali ce n'erano ma nessuno che tutelasse il prodotto nel modo giusto, operando in modo moderno. Teggiano è il centro d'adozione del peperone sciuscillone e in paese, oltre a questa varietà, ne attecchiscono altre 2, ovvero il serpentino e il pupanetto. Noi lavoriamo i primi due. Quelli di Teggiano sono gli unici peperoni ad avere un nome proprio. Per creare economia intorno ad essi, dovevo agire in un determinato modo. Per cui mi sono detto: se voglio dar vita ad un prodotto di qualità, devo essere io di qualità e presentarmi in una certa maniera

- Il primo passo concreto?
Uno studio preliminare per analizzare il mercato e le criticità. Dopo di che mi sono rivolto ad un consulente specifico, ho consultato manuali e mi sono messo a studiare agricoltura, anche mentre lavoravo. Poi coltivando i miei terreni e prendendone altri in affitto, e mi sono cimentato, facendo inizialmente riferimento ad un ettaro

- E' andato tutto come avevi previsto e ti aspettavi?
E' chiaro che le difficoltà non sono mancate, considerando, tra le altre cose, che nessuno conosceva il prodotto e la forte concorrenza del peperone crusco della Basilicata. Quando ho iniziato, poi, mi aspettavo fosse più semplice aver a che fare con la vita pratica dell'azienda. Ho sottovalutato il fattore clima. Noi coltiviamo a pieno campo e siamo soggetti al meteo. Il primo anno è stato complicato ma il lavoro di comunicazione mi ha aiutato a caratterizzare l'azienda. E ora riesco ad essere identificato come quello dei peperoni. Immaginavo di essere più strutturato a questo punto ma c'è bisogno di tempo. Il bilancio è comunque soddisfacente, anche perché siamo riusciti a coinvolgere le persone anche attraverso i social. E credo si sia percepito il senso di diverso

- Inizialmente come l'ha presa la tua famiglia?
In famiglia erano disperati. Mi hanno detto: dopo i soldi spesi per farti studiare, torni in paese per fare il contadino? Non hanno capito subito, pur essendo persone aperte che mi hanno dato la possibilità di uscire di casa ed andare all'estero già a 14 anni. Una cosa difficile da far comprendere a chi abita al sud ed è sempre stato al sud, è la distinzione tra l'ambito personale e quello professionale. Si cerca di dare consigli legati al lavoro senza, però, averne le conoscenze. E' stato complicato tornare a casa e far capire subito l'entità del progetto e che, soprattutto, fosse diverso dall'ordinario

- La tua giornata tipo?
In fase di coltivazione la mattinata è dedicata alle colture. E' fondamentale avere il contatto diretto con le piante che io chiamo ragazze. Con loro ci parlo. Poi la giornata si divide tra una burocrazia impressionante, telefonate a clienti, distributori ed uffici. Nel pomeriggio ci si dedica alla sistemazione di quanto fatto in mattinata e all'attività di sviluppo e pianificazione. Il tutto al fine di dar vita ad un progetto e ad un prodotto di assoluta qualità

- Al riguardo quanti ti dicono che i tuoi peperoni costano troppo?
Tutti. Ma devono costare tanto. Per una serie di ragioni. Coltiviamo solo i nostri, non si tratta di un generico peperone, è tutto lavorato a mano e li puliamo uno ad uno. Sul vasetto è evidenziato anche il dominio, in modo da capire da quale pezzo di terra viene il prodotto. Seguiamo il peperone dalla terra alla tavola. Se l'unica variabile fosse il prezzo, l'imprenditore non avrebbe senso di esistere. Devo essere abile io a far capire perché il mio prodotto costa più degl'altri

- Perché 'I Segreti di Diano'?
Perché è un qualcosa che dobbiamo svelare. E devo esser bravo io a far comprendere l'essenza della mia attività. "I Segreti di Diano" è un marchio ombrello di una serie di colture autoctone d'eccellenza del Vallo di Diano

- Il futuro?
E' in atto un dialogo con enti, istituzioni ed operatori con lo scopo di attuare sistemi di tutela istituzionale per la coltura. Per il futuro teniamo in considerazione 2 principi, ovvero Come Diano vuole e Moderne Tradizioni. In merito al primo, faremo riferimento ad una macroarea di 6 ettari, da dividere in 2 da 3 ettari. Abbiamo individuato 3 coltivazioni autoctone nel Vallo, ovvero il peperone stesso, il fagiolo e la fava. Le faremo ruotare in modo che la coltura precedente dia quel che serve alla successiva. Moderne tradizioni perché dobbiamo prendere in considerazione i prodotti tradizionali di Teggiano, commercializzandoli in un certo modo. E' inutile vendere il prodotto in dialetto. Bisogna venderlo in inglese

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