In passato lo stato di degrado del selciato di un Comune dipendeva anche dalla ricchezza dello stesso.

Spesso si nota un vero e proprio miscuglio tra mattoni, lastre di pietre o ciottoli di fiume, posate in maniera casuale.
Attualmente, quasi tutti i centri storici sono lastricati con del porfido  di piccole dimensioni collocati l’uno vicino all’altro, magari in modo da visualizzare semplici giochi geometrici. La messa in opera di questo porfido è affidata ad operai che con maestria lo dispongono sul terreno, seguendo le linee della via e il suo andamento. Quello del selcino è un mestiere antico e faticoso. Tali figure siedono su un seggiolino con una sola gamba centrale.

Sul piano stradale stendono uno strato di malta  composta di sabbia grossolana, cemento e poca acqua, nella quale posizionano i cubetti di porfido battendoli con il manico del martello per pareggiarli, seguendo l’andamento del terreno. Tutte le operazioni vengono svolte da seduti.
Una volta terminato il posizionamento dei cubetti di porfido, questi vengono battuti in maniera da ottenere un perfetto livellamento,poi, per riempire gli interstizi, vi colano un miscuglio di cemento e sabbia molto liquido che, una volta evaporata l’acqua, blocca tutto l’insieme dando solidità al pavimento stradale. Nei nuovi quartieri delle nostre città, le vie principali non vengono più selciate, ma asfaltate a caldo con una miscela di ghiaia e bitume (catrame), avvalendosi di poderosi e sofisticati macchinari.

I nuovi selciatori hanno a che fare con temperature estive, con i vapori di catrame che esalano e con il traffico incessante dei mezzi.