Il lavoro di scalpellino esiste fin dagli albori della civiltà.

Nei secoli tale figure sono state protagoniste di diverse opere di rilievo, molte delle quali sono visibili anche nei nostri centri storici, dove i manufatti abbelliscono antichi palazzi, portali, davanzali e finestre.
Non essendo considerati veri artisti, tuttavia, il nome degli scalpellini si è perso nella storia. Questi artisti non si limitavano solo a costruire opere per l’edilizia, ma anche tutt’una serie di manufatti per l’uso più disparato: mortai, pestelli, macine, vasche e vaschette, abbeveratoi per animali, canali di scolo, bacili di raccolta, etc.
Lo scalpellino lavorava per ore la pietra, consumando energie e spesso era costretto a lavorare in posizioni scomode o poco sicure.
Gli attrezzi principali del lavoro erano la squadra per definire gli spigoli, una serie di scalpelli perfettamente affilati e di buon materiale acciaioso e mazze e mazzuoli.
Sempre fra questi lavoratori vanno annoverati i cavatori di pietra, che oltre a estrarre la materia prima del suolo, la preparavano in blocchi per la futura lavorazione. Sia gli scalpellini che i cavatori erano soggetti agli stessi inconvenienti fisici alle mani, ma soprattutto si ammalavano di asma bronchiale, per la grande quantità di polvere che respiravano durante la loro vita.

Attualmente di scalpellini ne sono rimasti pochi. Qualcuno continua l’arte, accontentandosi di piccole commissioni o fabbricando oggetti di piccole dimensioni per l’abbellimento dei giardini e delle case. Il lavoro è svolto principalmente da macchinari e da operai altamente specializzati che sanno usarle. Il mestiere, però, non è morto. Continua grazie agli artigiani della pietra, soprattutto quelli specializzati nel marmo, che lo tramandano. 

Gli scalpellini, tuttavia, rivestono un ruolo cardine nell’economia mondiale. Sono, infatti, gli unici capaci di rimetter mano al lavoro dei predecessori. Solo loro conoscono le proprietà della pietra e sono a conoscenza dei metodi usati in precedenza per lavorarla. Per cui sono gli unici capaci di restaurare, senza danneggiare le grandi opere rinascimentali